I Paragrafi che seguono compongono un saggio scritto da Lucio Salvatore sul suo progetto One Blood.
The English and Portuguese translations of the essay will be available soon on the artist’s blog
I Paragrafi che seguono compongono un saggio scritto da Lucio Salvatore sul suo progetto One Blood.
The English and Portuguese translations of the essay will be available soon on the artist’s blog
Ho scelto Il sangue umano non per il suo potere di spettacolarizzazione, ma per la sua capacita’ di richiamarci alle questioni di vita e di morte.
Realizzare dei lavori con il sangue dei soggetti ritratti e`una scelta che ha a che vedere con l’essenza delle persone.
Il Sangue racchiude i codici del DNA del soggetto ritratto, racconta la storia della sua evoluzione e le sue possibilita’ future.
Il sangue e` un’ Enigma: sintesi dell’infinitamente personale e dell’universale, Il sangue dell’uomo, l’elemento piu’ intimo del nostro corpo, diverso in ognuno di noi, e’, alla fine, lo stesso per tutti noi.
Siamo la stessa cosa pur essendo tutti differenti.
Il sangue e’ il corpo dell’enigma
Il sangue ci interroga sul nostro essere che necessariamente e’ un essere-insieme.
L’essere dell’uomo e’ per definizione Ek-statico, e’ proiettato al di fuori di se stesso verso le persone, verso la natura e verso le proprie possibilita’.
Sin dalla nascita noi apparteniamo a cio’ che e’ altro da noi, non potendo esistere senza, agli uomini e all’universo, allo stesso modo in cui loro ci appartengono.
Per gli antichi Greci l’essenza di ogni cosa stava nel suo limite ed il limite dell’essenza di ognuno di noi e’ la presenza dell’altro che fonda in nostro essere.
Nella proiezione ek-statica l’essere trova compimento completandosi nel limite rappresentato dall’altro-da noi.
Il limite dell’uomo e’ dinamico perche’ dinamica e’ la proiezione del suo essere al di fuori di se stesso:
ci proiettiamo nelle persone con le quali interagiamo fisicamente, con il corpo, attraverso la nostra mente, le sue estensioni, con la nostra immaginazione al di fuori di noi stessi facendo presente tutto cio’ che nella vita compone l’orizzonte generale della nostra esistenza, il suo limite.
Nella stanza in cui mi trovo, per esempio, il mio essere e’ proiettato nel testo che sto scrivendo, nel progetto che sto raccontando e realizzando, nelle persone che hanno partecipato a questo progetto, nella loro storia ed allo stesso tempo nelle persone che potranno leggere questo testo, nelle persone con le quali comunico mentre scrivo, nella tastiera con la quale sto scrivendo, nella foresta dietro la finestra verso la quale mi giro ogni volta che distolgo la mia attenzione dallo schermo, nella spiaggia che ho lasciato prima di tornare a scrivere etc.
Tutto questo e’ il limite del mio mondo, il limite che rende completo il mio essere presente in questo momento in cui sto scrivendo questo testo.
Sono l’unico essere ad avere questo mondo specifico che organizzo nel suo spazio/tempo rendendo presenti cose e persone fisicamente presenti e non, ignorando cose e persone fisicamente presenti e non.
Io sono nel modo di un continuo relazionarmi con il prossimo che fa sviluppare e definisce la mia natura piu’ profonda, il mio essere.
Il mio essere ek-statico non potrebbe essere senza questo mondo.
L’uomo e’ l’unico essere per il quale esiste un mondo.
Il mio corpo e’ il luogo dell’apertura del mondo.
Attraverso il mio corpo si apre il mondo verso il quale mi proietto.
Per esempio, di fronte alla porta di questa stanza ci sono una scultura di marmo ed un cane.
La scultura, la porta ed il cane non sono aperti tra di loro – non hanno un linguaggio per il quale e’ possibile la nascita di un mondo: per il cane la scultura e la porta sono oggetti semplicemente presenti di fronte lui, e viceversa.
L’essere umano e’ l’unico capace di aprire il mondo della porta (la sua manifattura, lo stile, il materiale) del cane (la razza, la fedelta’, lo sguardo) e della scultura (il marmo, la magnificenza, la forma).
Sono io che apro alle relazioni estendendo la mia mente attraverso le mani che accarezzano il cane e gli occhi che contemplano la bellezza della scultura.
Ognuno di noi ordina l’universo a proprio modo ed allo stesso tempo ognuno di noi appartiene all’universo fatto di anime e corpi che si proiettano su di noi, sulla natura, sugli animali, e sulle cose che ci circondano.
Il corpo e’ il luogo nel quale si manifesta l’unicita’ della nostra persona, e’ il luogo dell’anima, che si esprime attraverso di lui.
Anima e corpo non esistono separatamente:
al momento della morte il corpo dell’uomo diventa un semplice oggetto materiale privato della fiamma vitale dell’anima, che a sua volta, senza corpo, si spegne.
L’unione corpo/anima e’ il momento che definisce l’unicita’ essenziale di ciascun individuo, che puo’ essere solo intuita, mai individuata, analizzata e ancor meno provata scientificamente.
All’unicita’ di ciascun individuo corrisponde l’unicita’ di un suo mondo, irriproducibile e l’analisi di questo mondo puo’ essere fatta solo a partire dall’essere umano al quale corrisponde, ed e’ irriducibile ad un’analisi oggettiva di un mondo impersonale teorrizzato scientificamente.
L’unico accesso possibile all’unicita’ del corpo/anima e’ l’intuizione.
L’unicita’ del mio essere corpo/anima, l’origine della mia umanita’, del mio mondo, e’ anche l’origine del mio spazio e del mio tempo:
Il durare del tempo:
la dinamica del presente che mantiene cio’ che ha appena terminato di essere (passato) e si prepara a ricevere cio’ che sta per accadere (futuro) ha una misura che varia per ciascun individuo.
Ognuno di noi ha un suo tempo, allo stesso modo in cui ogni fenomeno della natura ha un suo tempo.
Il tempo di una quercia e’ diverso rispetto al tempo di una farfalla cosi’ come come ll minuto di orologio di un newyorkese contemporaneo e’ diverso dal minuto di orologio di un tibetano del vissuto nel ’700.
Come il tempo anche la misura dello spazio – che determina cio’ che e’ vicino e cio’ che e’ lontano – e’ variabile nel mio mondo ed in maniera sempre differente.
In questo momento nello spazio della mia stanza i bicchieri di cristallo antico poggiati sul tavolo accanto a me sono lontani rispetto al divano in fondo alla stanza che e’ al contrario e’ per me vicinissimo.
Mentre I bicchieri sono costantemente da me ignorati, Il divano e’ il luogo in cui mi proietto costantemente.
Il divano mia attrae per il suo essere luogo del riposo quotidiano, del momento in cui mi apro al mondo della musica che ascolto chiudendo gli occhi, dell mondo dell’immaginazione che rende presenti amici, oggetti, reali ed immaginari.
La spiaggia stessa si avvicina nel momento in cui mi avvicino al divano, nella maniera in cui spesso nei momenti di riposo la penso – sdraiato sul divano spesso la spiaggia diventa presente e piu’ vicina dei bicchieri antichi poggiati sul tavolo sul quale scrivo.
La spiaggia diventa una presenza quotidiana e la capacita’ di immaginarla, di renderla presente in questa stanza e’ la condizione necessaria affiche’ io possa uscire dalla porta di casa e percorrere i 3km che mi separano da lei.
Se non avessi la capacita’ di rendere vicina, presente in questa stanza la spiaggia o qualsiesi altro luogo esterno, rimarrei per sempre prigioniero tra le sue parteti e non riuscirei mai a varcare la soglia della porta.
L’essere umano e la sua l’unita’ corpo/anima e’ il fondamento della dimensione spazio temporale del mondo.
Tuttavia la storia della modernita’ e la sua evoluzione fino ai giorni nostri e’ storia del tentativo di trovare delle forme oggettive di interpretazione dei fenomeni che siano universabilmente applicabili e che prescindano proprio da questa unicita’ ordinatrice corpo/anima diversa per ogni essere umano:
La modernita’ nasce con la creazione del metodo scientifico adoperato dalle scienze naturali per misurare oggettivamente I processi naturali.
Storicamente la ricerca dell’oggettivita’ nasce dal bisogno di conoscere la natura in maniera diversa dal tradizionale metodo dogmatico della fede giudaico/cristiana – che interpretava I processi dell’universo attraverso congetture dogmatiche sempre piu’ inadeguate a spiegare l’evidenza dei fenomeni naturali – ma attraverso lo studio diretto dei fenomeni, attraverso la ricerca delle loro cause specifiche.
La fisica moderna oggi richiede ai fenomeni naturali, alla natura di presentarsi come un sistema calcolabile secondo sistemi di misurazione che possano verificare le teorie elaborate dagli studiosi.
La natura e’ vista come oggetto di osservazione e viene analizzato attraverso strumenti e sistemi di misurazione neutrali, oggettivi.
La misurabilita’ universale determina il fatto che I fenomeni, la natura, il tempo, lo spazio siano misurati con strumenti standard valididi e applicabili in tutte le situazioni:
Le nostre possibilita’ di comprendere il mondo e l’uomo, dunque, sono subordinate agli strumenti tecnologici a disposizione della scienza.
Il progresso di questa scienza e del suo metodo oggettivo ha creato un sistema interpretativo che oggi spiega, misura e controlla i fenomeni naturali: gli scienziati sono in grado di dividere l’atomo e di utilizzarne l’energia, sono capaci di ricreare le condizioni della nascita dell’universo, e seppur queste siano grandi conquiste, cio’ non significa che siano in grado di comprendere la verita’ dell’origine della natura.
L’oggettivita’ del nostro metodo ha come conseguenza il fatto che si interrogano I fenomeni naturali, le cose e gli uomini non in relazione alla loro natura specifica, ma in relazione alla loro studiabilita’, in relazione all’applicabilita’ del metodo secondo il criterio dell’esattezza statistica che non necesariamente e’ un criterio di verita’.
Il metodo oggettivo nei secoli e’ stato il principale strumento di conoscenza della natura e allo stesso tempo del corpo umano.
Sezionato in ogni sua parte, il corpo e’ stato studiato come corpo oggetto, separato da anima e mondo, e non a partire dall’essere-nel-mondo-insieme che e’ il fondamento dell’essere umano, e conseguentemente del suo corpo.
Oggi le nuove frontiere della scienza che studia il corpo sono l’ingegneria genetica e lo studio del cervello umano.
Anche il cervello umano e’ stato oggettivizzato, dunque analizzato indipendentemente dalla mente umana alla quale e’ connesso.
Il cervello e’ studiato indipendentemente dal suo essere parte di un corpo/anima e di una mente estesa che si proietta nelle cose, che incontra il suo limite nella mente degli altri, che utilizza la tecnologia ed oggi internet per ampliare il proprio orizzonte spazio/temporale simultaneamente connesso con un’umanita’ sempre piu’ grande.
La verita’ della nostra mente, che puo’ essere ricercata solamente nell’ambito del mondo di ciascun individuo, e’ oggi ricercata nell’analisi del cervello disconnesso dall’universo al quale appartiene: Il cervello e’ studiato con un metodo che, pur utilizzando gli strumenti piu’ affinati, puo’ non essere adeguato a comprendere la sua posizione nell’essere umano.
L’applicazione del metodo scientifico per la comprensione dei processi cognitivi ed affettivi dell’uomo ha portato alla nascita delle neuro-scienze nelle quali e’ centrale metodo del brain Imaging:
Le sensazioni umane sono analizzate come processi chimico/fisici del cervello isolato dall’insieme corpo/anima/mondo corrispondente alla vita dell’individuo.
Il cervello cosi’ pensato viene analizzato come se fosse una macchina, un processore di informazioni:
ll metodo scientifico richiede al cervello di presentarsi come un processore di informazioni.
Cosi’ per la comunita’ scientifica i nostri cervelli sono visti sempre piu’ come processori le cui capacita’ di calcolo e di produrre sensazioni sono perfettamente misurabili ed in un futuro prossimo intercambiabili con processori esterni, con delle macchine che migliorino le nostre capacita’ di calcolo e di immagazzinaggio di informazioni:
La cibernetica prevede un futuro di convergenza uomo/macchina in un sistema connesso i cui centri di produzione delle informazioni possono essere intercambiabilmente cervelli o computers.
Una simile convergenza sarebbe possibile non perche’ il computer, grazie all’elevatittima capacita’ di calcolo, raggiungerebbe il livello d’intelligenza dell’uomo, ma al contrario sarebbe possibile solo nel caso in cui il cervello umano fosse oggettivizzato a tal punto da essere degradato allo status di una macchina.
La realta’ e’ che il nostro corpo/anima non e’ un oggetto:
Gli scienziati possono studiare il mio occhio in tutte le sue caratteristiche chimico/fisiche, ma non riuscirebbero mai a vedere attraverso di lui:
Non e’ perche’ possiedo un occhio che posso vedere, ma in quanto essere umano che ha la capacita’ di vedere e’ che ho la possibilita’ di avere un occhio, anche essendo cieco.
Allo stesso modo le nuove tecnologie di comunicazione, internet non sono il motivo per cui io posso giungere a connettermi con un’universo esteso, ma al contrario e’ perche’ sono un essere umano la cui mente esiste solo in connessione con l’universo esteso che puo’ esistere una tecnologia come internet.
Il nostro essere nel mondo e’ per sua natura un essere-insieme all’altro. Senza la connessione con l’altro, io non potrei esistere.
Il mio essere insieme, la mia relazione di appartenenza all’altro che definisce il mio essere e’ il fatto che rende possibile internet, che mi permette di connettermi a menti lontane, di ampliare la mia capacita’ di informarmi, di essere presente, di far presenti, vicini nella mia vita mondi e persone che prima di internet erano lontani.
Per comprendere il peso dell’impatto delle tecnologie e dell’universo digitale sulla nostra vita e’ fondamentale studiare la natura del nostro essere-nel-mondo-insieme all’universo reale e virtuale.
L’evoluzione della tecnologia ha senza dubbio creato un’evoluzione dei costumi, delle maniere di comunicare e di relazionarsi, ma non ha cambiato per nulla la natura del nostro essere insieme.
Le tecnologie sono delle estensioni della mente umana cosi’ come sono estensioni la natura, gli altri uomini, le cose ed ogni elemento con il quale interagiamo nella nostra vita.
Il computer e’ una nuova estensione della capacita’ di calcolo dell’uomo cosi’ come lo sono stati in passato il foglio e la penna usati per scrivere e fare calcoli: da allora la tecnologia non ha cambiato per nulla l’essenza dell’essere uomo, ma semplicemente ha avuto un impatto sui modi in cui si svolgono le attivita’ umane.
Non e’ Internet che fonda la possibilita’ di connetterci con la mente estesa della rete, ma e’ la nostra mente, che e’ per natura indissolubilmente connessa con l’altro, che fonda l’esistenza di internet.
Internet e’ una nuova conseguenza e non la causa del nostro essere interconnessi.
Nel momento in cui invece l’uomo ed il suo essere vengono oggettivizzati, uniformati dal metodo scientifico, si inverte l’ordine della relazione tra Uomo e Tecnologia e l’ universo umano viene stravolto:
La tecnologia da strumento diventa il motore dell’evoluzione e l’uomo diventa il fondo del quale la tecnologia si nutre per progredire:
Com’e’ successo per la natura che dopo secoli di autonomia e sacralita’ con la modernita’ e’ diventata un fondo di risorse – minerali, petrolio, legname, acqua – utilizzabili dalle tecnologie per la produzione di energia, il corpo ed Il cervello umano stanno per diventare il fondo della tecnologia legata all’ingegneria genetica, alle neuroscienze e l’essere-insieme dell’uomo sta diventando il fondo della tecnologia di comunicazione che sviluppa costantemente il suo potenziale di connettivita’:
Nei prossimi 30-40 anni la tecnologia potrebbe arrivare a suggerire alla scienza laa struttura di una nuova rete di comunicazione di questo tipo:
non piu’ internet con I suoi protocolli obsoleti e le reti in fibra ottica, ma una rete organica che permettera’ connessioni dirette con le protesi del corpo umano predisposto geneticamente a questa connettivita’ senza bisogno di dispositivi esterni.
Di fronte a questi scenari e’ Importante dunque evitare l’inversione del rapporto tra uomo e tecnologia da utilizzatore/strumento, a fondo/utilizzatore e ricordare, per esempio, che la possibilita’ di applicare al corpo umano protesi tecnologicamente avanzate che possano svolgere attivita’ sostitutive di organi umani esiste solo per il fatto che il nostro corpo ed I suoi organi appartengono all’unicita’ del nostro essere nel mondo.
Il trapianto di retina per ridare la capacita’ di vedere, o l’impianto di un processore nel cervello per migliorare la capacita’ di processare informazioni sono possibili solo perche’ siamo individuo che, in quanto uomini, hanno la possibilita’ di vedere e processare informazioni.
Il metodo scientifico e’ lo strumento primario di studio dell’universo applicabile in ogni situazione.
Dopo la fisica il metodo oggettivo si e’ impadronito delle scienze economiche, sociali e addirittura della religione plasmando un mondo in cui:
-la psicologia ha oggettivizzato gli stati emozionali dell’uomo e perfino il suo istinto: Freud ha iniziato il processo di misurazione della nostra psiche e parallelamente ha inventato uno spazio misterioso, l’inconscio, nel quale ha collocato tutto cio’ che, nell’uomo, non poteva essere misurato con sufficiente controllo dagli strumenti utilizzati per provare le teorie ipotizzate.
-Le scienze neurologiche hanno oggettivato la mente umana, riducendo la sua analisi al brain-imaging, illusoriamente capace di studiare fenomeni come la creativita’ dell’uomo e la sua capacita’ di provare sensazioni.
-L’industria dell’intrattenimento ha oggettivizzato la bellezza – ha stabilito i canoni oggettivi fatti di proporzioni geometriche misurabili.
In paticolare il processo di oggettivizzazione della bellezza ha creato il sistema delle celebrita’:
Lo star system rappresenta l’universo di semidei con i quali l’uomo comune deve confrontarsi per misurare la propria bellezza:
questi semidei sono la misura dei nostri desideri, diventando le nostre illusioni.
La medicina estetica e l’ingeneria genetica, oggettivizzando il corpo umano, hanno creato gli strumenti per intervenire sul nostro corpo per migliorarlo secondo I canoni diffusi, alimentando cosi’ le nostre illusioni di colmare il gap differenziale che ci separa da questi semidei inventati.
Questa e’ la visione illusoria della bellezza che diventa uno strumento di controllo sull’uomo.
E quest’oggetivizzazione della bellezza ignora il fatto che l’unica bellezza possibile e’ la bellezza propria di ogni signolo individuo e non ha a che vedere con I canoni estetici del tempo o con le mode.
La bellezza non ha a che vedere con l’armonia delle linee o con l’equilibrio delle forme che vengono teorizzate, prodotte nelle fotografie ritoccate e provate nelle copertine delle riviste.
La belleza e’ l’unicita’ della natura di ogni individuo e la sua unica misura possibile e’ la liberta`dell’individuo.
Piu’ l’uomo e’ libero di essere se stesso, piu’ e’ bello.
L’oggettivizazione e’ privazione della mia liberta’
(ed il mio mondo divent un mondo generico).
Con Il mio corpo anche i miei sentimenti vengono oggettivizzati. Gli scenziati cercano oggi di interpretare gli effetti degli stati affettivi dell’uomo sulle relazioni chimico fisiche del cervello.
Individuando gli effetti chimici di determinati stati, gli scienziati sono in grado di riprodurli chimicamente indipendentemente dalle situazioni specifiche che li hanno causati.
Cosi’ facendo si potrebbe pensare al’invenzione della pillola dell’innamoramento che produrra’ gli effetti chimici nel nostro cervello di un generico stato di innamoramento senza che questi sia connesso a delle situazioni nella nostra vita reale.
“se l’unico strumento a disposizione dell’uomo fosse un martello, ogni cosa diventerebbe chiodo.”
la credenza in una verita’ oggetiva ricercabile attraverso il metodo scientifico e’ l’origine di tutte le omogeneizzazioni che ha pesantemente influenzato la nostra visione dell’essere umano e del suo mondo.
Il metodo oggettivo porta all’omogeneizzazione:
Per la scienza conoscere l’uomo non significa scoprire l’unicita’ di ognuno di noi, ma creare I parametri che ci rendano tutti uguali ed intercambiabili.
Il mondo oggettivo che oggi si cerca di idealizzare omogeneo per tutti, e’ in realta’ un’universo di tanti mondi che appartengono ad ogni individuo ed ognuno con un proprio ordine spazio/temporale.
Al contrario il mondo oggettivo riduce Il mio spazio ad un contenitore vuoto misurabile ed il mio tempo ad una semplice successione di minuti:
Non sono piu’ io che ordino io mio mondo, il suo spazio/tempo, ma sono I criteri oggettivi ed impersonali che il sistema crea per me che lo ordinano rendendolo insignificante.
Questi criteri decidono per me cio’ che e’ vicino/ lontano, cio’ che e’ bello/brutto, cio’ che dura poco/molto, cio’ che e’ giusto/sbagliato.
L’oggettivizzazione delle cose nella nostra vita sociale quotidiana ha come conseguenza pratica il dominio dell’impersonale, il dominio del “si”:
L’individuo non dice perche’ lui dice, ma dice perche’ “si” dice.
Non fa perche’ lui fa, ma fa perche “si” fa.
L’individuo, le sue possibilita’ di scelta personali che determinano il suo mondo, soccombono all’impersonalita’ del buon senso comune al quale si fa riferimento quando si sceglie, conformandosi alle regole sociali.
L’individuo e’ costantemente trasceso da cio’ che e’ oggettivamente bello al di fuori di lui, il bello ideale, trasceso dall’irreale che si finge reale.
L’uomo cosi’ non vive piu’ la sua vita, ma si identifica in quella degli altri idealizzati.
ll dominio del “si” e’ il compimento dell’oggettivizzazione della nostra esistenza.
ll dominio del “si” e’ vittoria del conformismo.
L’essenza personale del mondo diventa esistenza impersonale di un mondo che e’ il mondo della societa’ di massa:
Questa si professa come universale e globale, ma in verita’ e’ un’idea vuota e non appartiene a nessuno, produce individui soli, disconnessi e che poi cerca di riunire dietro la bandiera di ideologie perverse.
L’omogeneizzazione che rende tutto impersonale e generico, senza riferimenti, lascia l’individuo disorientato in un’universo che cosi’ non ha piu’ capacita’ di ordinare, ma che gli viene ordinato dalle ideologie che predicano cio’ che e’ si deve fare.
Le ideologie del successo, del potere, del progresso tecnologico, delle religioni, della bellezza sono tutte competitive, contrappongono gli individui e minano il loro naturale essere-insieme.
L’impersonalita’ oggettiva del mondo ci disconnette dalla coscienza del nostro essere insieme, per poi predicarci l’ideologia della fratellanza, dell’empatia, del rispetto del prossimo, della protezione dell’ambiente, tutte ideologie che non apparterranno mai veramente e profondamente al singolo individuo.
In verita’ la salvaguardia dell’ambiente, il rispetto del prossimo non possono essere compresi attraverso l’insegnamento religioso e ambientalista, ma attraverso la (ri)presa di coscienza del nostro naturale essere che e’ un essere-nel mondo-insieme impossibile senza il prossimo o la natura.
One blood e’ ricordarci che per quanto grandiose siano le scoperte della fisica, per quanto fondamentale sia internet e la rete dalla quale non possiamo piu’ staccarci, per quanto profonda sia la misurazione dello spazio, del tempo, dell’universo, del nostro cervello, per quanto importanti siano le scoperte tecnologiche che rendono piu’ comoda ed interessante la nostra vita, per quanto assolute sembrino le idee di progresso e di Dio,
l’impulso iniziale, l’unico fondamento di questo universo e’ l’uomo, non genericamente l’umanita’, ma ogni singolo individuo, ognuno con il suo essere, con il suo mondo, con la sua pelle, con il suo lavoro, con la sua ricchezza.
Per quanto forte sia il tentativo di oggettivizzazione totale della vita dell’uomo, di spezzare la connessione naturale dell’uomo con il suo prossimo attraverso la competizione, di rendere la nostra vita impersonale e conformizzata, la possibilita’ di vivere una vita autentica, la nostra vita e non la vita che “si” dovrebbe vivere e’ sempre in noi, in ogni istante, naturalmente connesso al nostro essere: l’unico sforzo necessario per ritornare all’autenticita’ e’ uno sforzo di apertura verso l’altro, verso le cose, ognuno con il suo proprio spazio, ognuno con il suo proprio tempo, ognuno con la sua propria bellezza, unica.
Il mio sangue e’ mio, unico e di nessun altro, la mia vita e la mia bellezza sono uniche – unicita’ e’ liberta’.
Il solo ricordo di cio’ e’ la nostra salvezza dalla schiavitu’, dall’esistenza fatta di ideologie, privazione della nostra liberta’.
Con la mia morte l’universo non smette di esistere, le cose, la natura, l’umanita’ continueranno ad essere:
tuttavia con la mia morte il mio mondo, tutto cio’ che sento, vedo, la mia spiaggia, la mia musica, I miei amici, la mia casa il computer con il quale scrivo mentre e’ collegato in rete e simultaneamente mi fa essere qui ed altrove, tutto cio’ morira’ con me, perche’ il mio mondo muore con me e la sua vita non puo’ essere prolungata dopo la mia morte, non puo essere clonata, o scambiata con la vita di nessun’altro.
L’impulso iniziale del tutto, l’origine del mondo viene dalla nostra anima, quella fiamma che e’ apertura a Dio, che definisce la nostra individualita’ materializzandosi nel nostro corpo, inseparabile dall’universo.
L’unica fede possibile e’ la fede in se stessi.
Gavea – Rio De Janeiro – January 23rd 2011, 3:30 pm
Blood symbolizes the human body, the necessary condition of our existence: our body is not a simply material object, but the path through which the world opens to us: A body can’t be separated from its soul and a soul doesn’t exist without its body – this combination makes our body the unexplainable and incalculable foundation of the possibility for a human being to see, grow, desire, feel, in one word, Be.
My body delimits the space of my existence that is always projected toward the others: as human beings we can only be in the way of being-together with the others. The others are the horizon of my freedom, they define my freedom.
When my body becomes a body, a simple object, I loose my freedom: Homogenization is privation of my uniqueness, it is loss of freedom. One Blood is affirmation of my uniqueness in the way of being-in-the-world-together-with-the-others.
One Blood is affirmation of freedom.
O sangue simboliza o corpo humano, condicao necessaria para nossa existencia: o corpo nao e’ objeto simplesmente material, mas e’ o caminho atraves o qual o mundo se abre pra nós: O corpo nao pode ser separado da alma, e a alma nao existe sem corpo – esse encontro torna o nosso corpo o fundamento inexplicavel, incalculavel para eu ser uma pessoa que pode olhar, crescer, desejar, sentir, em uma palavra, Ser.
O meu corpo delimita o espaço da minha existencia que e’ sempre projetada nos outros: como ser humano posso ser somente na maneira de ser-junto com os outros. Os outros sao o horizonte da minha liberdade, definem a minha liberdade. Quando o meu corpo vira um corpo qualquer, um simples objeto, eu perco liberdade: homogeneizaçao e’ privacao de unicidade, e’ perda de liberdade. One Blood e’ afirmacao do meu ser-homem-no-mundo-junto-com-os-outros na minha unicidade.
One Blood e’ afirmaçao de Liberdade.
Lucio Salvatore
Dall’introduzione al Libro
LUCIO SALVATORE – ONE BLOOD
Sangue e Liberta’
“la forma e` tutto, l’apparenza e` l’essenza dell’arte, bellezza e` liberta` del fenomeno”
Martin Heidegger
Liberta` e forma sono la stessa cosa… estetica e` ontologia.
La bellezza non si crea, non si costruisce o produce, la bellezza sorge (d)a se` ed e` un fenomeno universale che si incontra in ogni luogo, ma che svanisce quando e’ fatta oggetto di osservazioni e giudizi:
L’unico sentiero verso la bellezza e` un cammino all’indietro, verso se stessi, e’ apertura che elimina i muri dentro e fuori di se`.
Essere belli vuole dire essere se stessi, liberi fino in fondo.
Êthos anthropo daimon = Kalos anthropo daimon
La bellezza e’ l’unicita’ della nostra natura piu’ profonda, non ha a che vedere con l’armonia delle linee o con l’ equilibrio dei volumi, ma con la liberta`.
Quando lasciamo essere le cose cio` che realmente sono, queste immediatamente mostrano la loro bellezza: ogni cosa e’ bella quando e’ libera.
Cosi’ l’arte e la sua bellezza sono intimamente legate alla liberta`: nel corpo, nel pensiero, nella vita, nella creazione.
Tanto piu` libero e` l’artista, tanto piu` bella e` la sua arte:
Arte e` liberta` di vita.
“L’arte e` l’enigma che non ha bisogno di essere sciolto, cio` che conta e` vederlo”
Martin Heidegger
Realizzare dei lavori con il sangue del soggetto ritratto e` l’elemento decisivo di questo lavoro ed una scelta che non e` legata ad alcuna storia dell’arte, tecnica o moda, ma ha a che vedere con l’essenza delle persone.
Il Sangue racchiude tutti codici del DNA dei soggetti ritratti, racconta la loro storia millenaria di discendenze, selezioni e coevoluzioni, la durata della vita, il suo tempo.
Ma l’essenza di questo racconto e` allo stesso tempo l’ Enigma:
Il sangue e` quell’apparenza che racchiude tutti i significati ed e` li per essere contemplato: sintesi dell’infinitamente personale e dell’universale, Il sangue dell’uomo, l’elemento piu’ intimo, diverso in ognuno di noi, e’ alla fine lo stesso per tutti noi.
Siamo la stessa cosa pur essendo tutti differenti.
Il sangue e` metafora di quel Medesimo verso il quale tutto ritorna: l’Arke`, ed in esso vive la tensione tra Materia, che assorbe il tutto, ed il Mondo che viene fuori nelle forme che raccontano la storia dell’individuo.
L’Enigma non viene risolto: l’artista lo mantiene nascosto e vuole lasciarlo essere nella maniera del nascondimento, nel silenzio, proprio dell’essenza di tutte le cose.
Fotomenologia
(inspirato dall’interpretazione dei filosofi presocratici di M. Heidegger e dal saggio Fotomenologia di M. Salvatore)
Tradotta letteralmente questa parola indica l’Illuminante prestare attenzione a cio’ che si rivela: il fenomeno (φαινομαι).
Questo prestare attenzione della fotomenologia e’ rivolto alla parola dei filosofi presocratici Anasssimandro di Mileto e di Eraclito di Efeso, l’origine del pensiero occidentale che nell’ultimo secolo, e’ diventato pensiero Universale prendendo il sopravvento, attraverso il dominio della scienza e della tecnica, sulle altre culture.
Le religioni, le teorie alternative, continuano ad arricchire l’umanita’ di contenuti ma non determinano il destino dell’epoca in cui viviamo.
Questo destino si sta realizzando nel compimento della volonta’ potenza.
Il pensiero occidentale si realizza come volonta’ di dominio dell’uomo sul mondo:
la scienza moderna richiede alla natura di presentarsi come un insieme precalcolabile: il mondo e’ in quanto oggetto della conoscibilita’ umana, rimanendo subordinato ad essa.
L’oggettivizzazione della realta’, la cui verita’ e’ il risultato della visione statistica della conoscenza, produce progressi nelle conoscenze tecniche, mediche ed in temini di produzione di ricchezza materiale – l’abbondanza di esattezza statistica tuttavia rischia di far scomparire dall’orizzonte il Vero:
l’uomo non riesce piu’ a stabilire un’autentica relazione con le cose e la sua incapacita’ di domare la sua cieca volonta’ che esalta se stessa, rischia di svuotare l’umanita’ della propria natura.
“Dove cresce il pericolo cresce anche cio’ che salva” (*). In queste parole si rifugia la speranza:
Meditare sul pensiero delle origini e’ un gesto di speranza.
Uno dei pilastri fondanti la razionalita’ moderna, cuore della cultura occidentale e’ la logica, nata dall’ interpretazione del λογος di Eraclito inteso come Ratio:
il λογος e’ inteso dalla modernita’ come il Dire razionale nel senso che impone la propria razionalita’ giudicante nel processo di conoscenza del mondo.
La razionalita’ moderna pretende di conoscere il mondo senza chiamarlo in causa interrogandolo.
Questa interpretazione del λογος discorda dal significato originario della parola.
Per I Greci infatti il Dire del λογος non giudica, ma riceve la sua essenza dal soggetto che gli sta dinnanzi nella sua svelatezza (α-ληθεια).
Il λογος e’ al tempo stesso un disvelare ed un nascondere: la disvelatezza (α-ληθεια) ha bisogno del nascondimento (λανθανω) come sorgente dalla quale attingere.
Per Aristotele λεγειν e’ αποϕαινεσθαι, il λογος porta alla luce cio’ che appare.
Oggi il significato originale del λογος e’ andato smarrito ed Il dire abituale degli uomini, privo di un pensiero che “abbia cura” (*) delle cose, e’ diventato un arbitrario dire di nomi, che vagano nel campo dell’indifferenza:
Il destino ha abbandonato le cose presenti e nel loro disvelamento domina il loro nascondersi.
Il λογος come Dire essenziale e’ un corrispondere alle cose, ai soggetti che ci interrogano; ascoltare il λογος e’ l’autentico udire: l’appartenere a cio’ he viene detto.
Porsi all’ascolto delle cose significa incamminarsi verso la loro verita’ (disvelamento) e cio’ che dispone l’uomo sulla via del disvelamento e’ il destino.
L’uomo diventa libero solo nella misura in cui appartiene all’ambito del destino.
L’essenza della liberta’, dunque, non e’ originalmente connessa alla volonta’ o meno ancora soltanto alla casualita’ del volere umano (arbitrio), ma consiste nel custodire cio’ che e’ libero, nel senso del disvelato:
Liberta’ e’ l’accadere del disvelamento.
La fotomenologia e’ un cammino alla ricerca della liberta’.
Fotomenologia – Parte II
La parte centrale della fotomenologia ha come soggetto la parola in una meditazione che avviene su due livelli:
Ontologico
La parola come appartenente al linguaggio.
A questo livello la fotomenologia intende contribuire alla riflessione sul linguaggio.
“Ogni cosa pronunciata o taciuta e’ sempre una cosa detta” (*).
L’unico modo in cui l’uomo puo’ accedere al mondo e’ attraverso la parola.
Quando nell’elaborazione del dicibile anche l’indicibile accede al mondo, la parola si realizzza e diventa Poesia.
Ontico
La parola come appartenente al pensiero che in essa si rivela ed interroga:
Ogni parola racconta una verita’ differente.
La fotomenologia intende essere una testimonianza del pensiero facendolo rivivere nelle sue parole fondamentali.
τεχνη – La sua importanza storica e’ legata al cambiamento di essenza e di potere che ha avuto questa parola nei secoli e a come questo cambiamento abbia destinato l’umanita’.
l’Arte (τεχνη) che anticamente disvelava lo splendore divino della realta’ e’ diventata Tecnica, il principale motore del processo di oggettivizzazione della realta’.
Nello specifico dell’opera, la lettura della parola τεχνη non e’ immediata e non vuole esserlo.
Pur essendo intuitiva richiede il suo tempo: per colui che si decide, la lettura e’ un viaggio all’interno del quadro, uno scavare dentro se stessi per ricavare lo spazio in cui custodire il pensiero disvelato.
La parola che lotta per emergere in queste foto, e’ tratta fuori in una linea sfuggente che vuole la luce, mentre la materia tende a preservare il mistero della sua origine.
το α-πειρον – tradotta Letteralmente το α-πειρον significa Privazione di limite – l’infinito.
Pensato nella sua essenza, Il frammento che la contiene ci dice:
Ogni essere che e’ “sorge da” e “tramonta verso” (*) il Principio (αρχη) che e’ infinito…il passaggio dalla nascita alla morte avviene secondo il tempo che destina.
Ciascun’evento della vita ha il suo tempo e solo nell’ambito di questo destino l’uomo puo’ accedere alla liberta’, al disvelamento delle cose, all’apertura verso un’esistenza autentica nella sua dimensione essenziale ed affettiva.
Il το α-πειρον domina questo passaggio.
Egli da un senso allo scorrere degli eventi della vita, e ci protegge dal pericolo della fissita’:
Gli uomini infatti tendono ad irrigidirsi ed a negare il fluire degli eventi, il loro venire a compimento; invece di lasciar essere cio’ che e’, gli uomini insistono nel voler controllare cio’ che non e’ controllabile, contenere i sentimenti incontenibili, e cosi’ facendo cadono nell’erramento.
L’apeiron e’ liberta’, vivere il proprio destino. Il rifiuto di cio’ che il destino disvela ci condanna all’inautenticita’.
Fotomenologia ed Arte
All’inizio del destino l’arte era τεχνη, pronta alla difesa della verita’.
Per I Greci La verita’ si manifesta nell’opera d’arte, e questo apparire e’ la bellezza; il bello non ha a che vedere con il piacere o il godimento dell’opera, ma e’ bello in quanto evento della verita’.
L’arte come istituzione della verita’ eleva l’uomo all’altezza delle divinita’.
L’opera d’arte crea l’urto che strappa l’uomo dall’abituale modo di vedere e giudicare le cose e ci consente il salto che ci apre alla loro essenza.
Oggi la teoria estetica assume l’arte come oggetto della αισθησις, dell’apprensione sensibile, dell’esperienza vissuta:
L’oggettivizzazione della realta’ ha prodotto l’oggettivizzazione dell’arte e della bellezza. Non e’ soltanto una coincidenza il fatto che I greci chiamavano τεχνη cio’ che il dominio della tecnica ha svuotato della sua verita’ ed efficacia, l’Arte appunto.
Oggi l’arte e’ destinata a conformarsi sempre piu’ al mito dell’organizzazione dell’informazione:
Secondo l’anti-storico tentativo di creare la storia catalogando la produzione contemporanea in relazione al passato, il valore dell’opera d’arte e’ oggi misurato in base alla propria collocabilita’ all’interno della storia dell’arte, che i critici si affrettano a scrivere corrispondendo alle necessita’ del mercato.
In un panorama tale la fenomenologia abbraccia e fa proprio il seguente pensiero riguardante il rapporto con l’Arte:
“L’arte e’ l’enigma che non ha bisogno di essere sciolto, cio’ che conta e’ vederlo” (*)
(*) M. Heidegger